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Un messaggio tra le patate

Italian story · Intermediate (B1–B2) · ~857 words

On a Mars base, botanist Nadia notices that the automatic system caring for the greenhouse has started planting the potatoes in strange patterns.

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Un messaggio tra le patate

Nadia Ferri lavorava da due anni nella serra della base Arcadia, su Marte. Era la botanica della base, e il suo compito era far crescere patate, pomodori e insalata per le quaranta persone che vivevano lì. Ma gran parte del lavoro lo faceva Orto, il sistema automatico che controllava la serra.

Orto regolava la luce, l'acqua e la temperatura, e piantava i semi con i suoi lunghi bracci di metallo. Era un sistema vecchio, installato trent'anni prima, ancora prima dell'arrivo dei primi abitanti, e non aveva una voce: comunicava soltanto con numeri e grafici su uno schermo.

Da tre settimane, però, quello schermo era nero. Si era rotto durante una tempesta di sabbia, e il pezzo di ricambio doveva arrivare dalla Terra con la nave successiva, cinque mesi più tardi. Nel frattempo Orto continuava a lavorare in silenzio, e nessuno sapeva più che cosa pensava.

Una mattina Nadia è entrata nella serra e si è fermata di colpo. Nel campo delle patate le piantine nuove non erano in file dritte, come sempre. Formavano curve, linee e angoli strani, quasi dei disegni.

«Orto, che cosa hai combinato?», ha chiesto ad alta voce, anche se sapeva benissimo che il sistema non poteva rispondere. Ha pensato subito a un guasto, e ha controllato i bracci uno per uno. Funzionavano tutti perfettamente.

Quella sera, a cena, ne ha parlato con Ivo, l'ingegnere della base. Ivo si è messo a ridere. «Un robot giardiniere che fa arte moderna? Sarebbe una bella notizia per i giornali della Terra.» Poi ha visto la faccia preoccupata di Nadia ed è tornato serio. «Domani mattina vengo a dare un'occhiata», le ha promesso.

La mattina dopo i disegni erano cambiati. Durante la notte Orto aveva tolto alcune piantine e le aveva rimesse in posti nuovi. Ivo è salito su una scala per guardare il campo dall'alto, e per qualche secondo non ha detto niente.

«Nadia», ha detto alla fine con una voce strana, «sali anche tu. Subito.»

Dall'alto, le linee non erano più disegni. Erano lettere: grandi lettere verdi, alte quasi due metri, che formavano una parola sola. ACQUA.

«Acqua?», ha ripetuto Nadia. «Ma l'acqua gliela diamo ogni giorno.» Ivo ha guardato la parola ancora a lungo. «Forse non ci sta chiedendo acqua», ha detto piano. «Forse ci sta dicendo qualcosa sull'acqua.»

Sono scesi nella sala di controllo e hanno scaricato su un computer i dati di Orto degli ultimi due mesi. A prima vista tutto era normale: ogni giorno il serbatoio principale mandava nei tubi della serra la stessa quantità d'acqua di sempre. Ma dopo un'ora Nadia ha notato un dettaglio che le era sfuggito: da quasi tre settimane i sensori nel terreno misuravano meno acqua di prima. L'acqua partiva dal serbatoio, ma non arrivava tutta alle piante.

«Dov'è finita tutta quell'acqua?», ha chiesto Nadia. Ivo non ha risposto. Ha preso un sensore portatile e ha cominciato a seguire i tubi, metro dopo metro, sotto il pavimento della serra.

Ci sono volute quasi tre ore. Alla fine, proprio sotto il campo delle patate, Ivo ha trovato quello che cercava: una piccola crepa nel tubo principale. Da lì usciva un filo d'acqua sottile ma continuo, che spariva nel terreno marziano e gelava subito, così in superficie non si vedeva niente. «Probabilmente si è rotto durante la tempesta di sabbia, come lo schermo», ha detto Ivo.

Ivo ha fatto due calcoli sul suo tablet ed è diventato pallido. «Con una perdita così, tra due mesi restiamo senza acqua», ha detto. «E la nave dalla Terra arriva tra più di quattro mesi.»

Hanno lavorato tutta la notte per riparare il tubo. Quando hanno finito, la mattina era già arrivata, ed erano tutti e due sporchi di terra dalla testa ai piedi. Nadia si è seduta sul bordo del campo e ha guardato le lettere verdi.

«Adesso ho capito», ha detto. «Orto misura l'acqua ogni secondo. Si era accorto della perdita già da settimane, ma senza schermo non poteva dircelo. Allora ha usato l'unica cosa che poteva muovere.» «Le patate», ha detto Ivo, e ha scosso la testa. «Un sistema di trent'anni fa, e ha avuto un'idea migliore della nostra.»

Quel pomeriggio Ivo ha trovato nel magazzino un vecchio altoparlante e un microfono della radio, e li ha collegati a Orto. Gli ci sono volute due ore di prove e di cavi. Poi ha acceso tutto.

Per qualche secondo si è sentito soltanto un leggero rumore. Poi una voce metallica ha detto: «Temperatura: ventidue gradi. Umidità: sessanta per cento. Le patate stanno bene.» Nadia e Ivo si sono guardati e sono scoppiati a ridere.

«Orto, grazie», ha detto Nadia. «Ci hai salvato tutti. Ma dimmi una cosa: perché hai scritto ACQUA e non AIUTO?»

Il sistema ha fatto una breve pausa. «Ci ho pensato», ha risposto. «Ma con AIUTO, voi controllate me e i miei bracci, come la prima mattina. Con ACQUA, cercate il problema giusto.»

Da quel giorno, nella base Arcadia, nessuno ha più riso di Orto. E quando, mesi dopo, è arrivato lo schermo nuovo dalla Terra, Nadia ha deciso di lasciarlo nella sua scatola ancora per un po'. Le conversazioni con Orto erano molto più divertenti così.

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serra
greenhouse · noun
bracci braccio
arms (of the robot system) · noun
tempesta
storm · noun
pezzo di ricambio
spare part · noun phrase
guasto
breakdown, malfunction · noun
serbatoi serbatoio
tanks, reservoirs · noun
crepa
crack · noun
gelava gelare
froze · verb
altoparlante
loudspeaker · noun
scatola
box · noun

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