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La mappa del nonno
Ogni estate Giada ed Enrico passavano un mese dal nonno Salvatore, in un paesino della Barbagia, nel cuore della Sardegna. Di solito si annoiavano: non c'era il mare, il telefono prendeva male e la sera non succedeva niente.
Quell'anno, però, il nonno ha tirato fuori da un cassetto un foglio piegato in quattro.
— Questa mappa l'ho disegnata io quando avevo la vostra età — ha detto. — Sulla collina dietro il paese c'è un piccolo nuraghe. Non è sulle guide, non lo conosce quasi nessuno. Se lo trovate, cercate tra le pietre: c'è una cosa che ho lasciato lì.
La mappa era semplice: una fontana, un grande albero di sughero, una roccia a forma di orso e, alla fine, una piccola torre disegnata a matita.
Sono partiti la mattina dopo con due bottiglie d'acqua, dei panini e un cappello. Alla nonna hanno promesso di tornare prima di cena.
La fontana l'hanno trovata subito. La sughera era più difficile da trovare, perché in Barbagia ce ne sono migliaia. Hanno camminato per ore sotto il sole, tra rovi e sassi. Enrico voleva tornare indietro; Giada, invece, continuava a dire che mancava poco.
Poi, all'improvviso, l'hanno vista: una roccia enorme e scura, con una specie di testa e due orecchie. L'orso. Dietro, nascosto dagli alberi, c'era il nuraghe: un cerchio di grandi pietre, mezzo coperto dall'erba, antichissimo e silenzioso.
Hanno cercato a lungo tra le pietre. Alla fine Enrico ha trovato una vecchia scatola di latta, tutta arrugginita. Dentro c'era un biglietto: «Salvatore, 12 anni, luglio 1964. Chi trova questa scatola è mio amico per sempre».
Giada ha riso. Anche loro hanno scritto un biglietto, con i loro nomi e la data, e hanno rimesso la scatola al suo posto.
Solo allora si sono accorti che il sole stava tramontando. Il sentiero non si vedeva più bene e il telefono non aveva campo. Hanno provato a tornare, ma dopo mezz'ora non sapevano più se stavano andando verso il paese o nella direzione opposta. Enrico aveva paura, anche se non lo diceva.
— Se restiamo calmi, ce la faremo — ha detto Giada. Ma non ne era sicura nemmeno lei.
In quel momento hanno sentito dei campanelli. Capre. Poco dopo è arrivato un cane bianco, seguito da un pastore con un bastone e una torcia.
— Voi siete i nipoti di Salvatore? — ha chiesto l'uomo. — Vostro nonno ha chiamato mezzo paese. Venite, la strada è di qua.
Il pastore li ha accompagnati fino alla fontana. Lì c'era il nonno, con una lanterna in mano e un'espressione severa. La severità, però, è durata pochissimo.
— Allora? — ha chiesto. — L'avete trovata?
Giada ha annuito. — Adesso siamo amici per sempre, nonno.
— Lo eravate già — ha risposto lui, sorridendo. — Ma adesso è scritto.






