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Nebbia sul sentiero
Irene aveva aspettato quel giorno per tutto l'inverno. Dopo due anni di studio aveva finalmente preso il diploma di guida escursionistica, e quella mattina di luglio doveva accompagnare il suo primo gruppo in Val Gardena, sulle Dolomiti. Erano in cinque: una coppia di Milano con i due figli, Leo e Nina, e un signore di Bologna, il dottor Ferretti, che non sorrideva mai.
— Lei è un po' giovane per fare la guida, no? — le ha detto lui appena l'ha vista. — La strada la conosce bene, vero? Non ho nessuna voglia di perdermi.
Irene ha sorriso.
— Tranquillo, dottore. In queste montagne ci sono nata.
La mattina è andata benissimo. Il cielo era azzurro, i bambini correvano avanti e indietro, e anche il dottor Ferretti ha fatto qualche foto alle mucche. Verso l'una hanno mangiato i panini su un prato pieno di fiori, con le cime del Sassolungo davanti a loro.
Poi, in pochi minuti, è arrivata la nebbia. Prima ha coperto le cime, poi il prato, e alla fine Irene non riusciva più a vedere neanche l'ultima persona del gruppo. Il sentiero, che fino a quel momento era chiarissimo, è sparito tra le pietre bianche.
— Lo sapevo — ha detto il dottor Ferretti. — Ci siamo persi.
Irene aveva il cuore che batteva forte, ma ha cercato di restare calma. Si è ricordata le parole di suo nonno, che aveva fatto il pastore in quella valle per quarant'anni: «Con la nebbia gli occhi non servono. Usa le orecchie».
— Fermi tutti — ha detto. — E state zitti un momento, per favore. Ascoltate.
Nel silenzio, dopo qualche secondo, si è sentito un suono lontano: din, don, din. Erano i campanacci delle mucche.
— Le mucche pascolano sempre intorno alla malga — ha spiegato Irene. — E la malga è proprio sotto il rifugio. Seguitemi e non allontanatevi.
Hanno camminato piano, in fila, tenendosi per mano. Ogni tanto Irene si fermava ad ascoltare e poi cambiava direzione. Nina all'inizio aveva un po' di paura, così Irene le ha dato un compito importante.
— Tu sei la mia assistente. Quando senti i campanacci più forti, dimmelo subito.
— Adesso! — gridava Nina ogni due minuti, felicissima.
Dopo un'ora la nebbia si è aperta davanti a loro, e hanno visto il tetto rosso del rifugio a soli cento metri. Il gestore, che li aspettava per le tre, era sulla porta.
— Quando ho visto arrivare la nebbia, ho cominciato a preoccuparmi — ha detto. — Entrate, vi preparo una bella cioccolata calda.
Più tardi, mentre i bambini raccontavano l'avventura a tutto il rifugio, il dottor Ferretti si è avvicinato a Irene.
— Volevo chiederle scusa per stamattina — ha detto. — Lei è un'ottima guida. L'anno prossimo vorrei tornare, ma solo con lei.
— Con piacere, dottore — ha risposto Irene. — Però la prossima volta, se sente le mucche, me lo dice subito, d'accordo?






