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Il foglio rosa
Per quasi cinquant'anni Teresa Locatelli era salita in macchina soltanto dal lato del passeggero. Al volante c'era sempre stato il marito, Pino, che guidava con le mani alle dieci e dieci e commentava gli errori di tutti gli altri automobilisti di Bergamo. Poi, a marzo, l'oculista gli ha detto che con quella cataratta era meglio lasciar perdere, almeno fino all'operazione, e Teresa ha preso la sua decisione.
«Prendo la patente», ha annunciato a cena.
Pino si è messo a ridere, poi ha visto la faccia della moglie e ha smesso subito.
All'autoscuola sotto casa l'hanno accolta con un entusiasmo un po' imbarazzato. L'istruttore che le è toccato si chiamava Davide, aveva ventiquattro anni ed era stato compagno di classe di suo nipote Luca: per Teresa questo significava che poteva dargli del tu e portargli i biscotti a ogni lezione.
La teoria l'ha superata al primo colpo, trenta domande e un solo errore, e la sera stessa ha costretto Pino a ripassare tutti i cartelli stradali per il gusto di correggerlo. Con la pratica, invece, le cose sono andate diversamente.
Teresa guidava come cucinava: con calma, con passione e senza mai smettere di parlare. Raccontava a Davide la storia di ogni via che attraversavano, salutava i conoscenti dal finestrino e, ai semafori, approfittava del rosso per chiedergli se mangiava abbastanza verdura.
«Signora Teresa, lo specchietto», ripeteva lui, paziente.
«L'ho guardato, caro. E ho visto benissimo che hai bisogno di un taglio di capelli.»
Il parcheggio in parallelo è stato il vero dramma. Per tre settimane Teresa ha cercato di infilarsi tra due macchine in una via vicino allo stadio, con risultati che Davide ha definito «creativi». Un giorno un signore si è perfino fermato sul marciapiede a darle consigli, finché lei non ha abbassato il finestrino per dirgli che, se era così bravo, poteva venire a fare l'esame al posto suo.
Il giorno dell'esame l'esaminatore della Motorizzazione era un uomo serio, di poche parole, che non ha accettato nemmeno un biscotto. Teresa ha guidato in silenzio per venti minuti, cosa che a Davide è sembrata più strana di qualsiasi manovra, e alla fine ha parcheggiato in un colpo solo, al centimetro.
«Promossa», ha detto l'esaminatore. E poi, scendendo: «Complimenti per il parcheggio, signora.»
Quella sera, mentre Teresa apparecchiava, ha squillato il telefono. Era Luca.
«Nonna, ho saputo, brava! Senti… all'esame di guida mi hanno già bocciato una volta. Non è che mi accompagneresti tu a fare un po' di pratica?»
Teresa ha sorriso. «Tesoro, per accompagnare chi ha il foglio rosa ci vuole una patente con parecchi anni sulle spalle, e la mia ha tre ore di vita. Chiedi a Davide: lui lo fa di mestiere.»
Dall'altra parte del tavolo, Pino ha chiesto timidamente se domenica lo portava al lago. Teresa ha detto di sì, a una condizione: che per tutto il viaggio non commentasse la sua guida.






