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Sapere quando fermarsi

Italian story · Advanced (C1) · ~707 words

A mountain guide in the Dolomites faces a stubborn client who wants to reach the summit, and a sky that has other plans.

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Sapere quando fermarsi

Irene faceva la guida alpina da quindici anni e aveva imparato a riconoscere i clienti dal modo in cui si allacciavano gli scarponi. Quelli prudenti lo facevano due volte. Quelli inesperti chiedevano aiuto. Quelli come Ludovico Sarti non li allacciavano affatto, perché erano troppo occupati a spiegarti come si sale una montagna.

Era arrivato al rifugio la sera prima, con un'attrezzatura così nuova che scricchiolava a ogni passo e un programma preciso: una via sul Sassolungo che aveva visto in un documentario. Aveva pagato tre giorni di guida privata e intendeva sfruttarli fino all'ultimo minuto. «Ho corso quattro maratone», aveva detto a cena, come se questo chiudesse la discussione.

La mattina partirono alle cinque, con il cielo ancora color inchiostro. Per le prime due ore andò tutto bene, anzi, meglio del previsto: Ludovico aveva fiato, gambe e un entusiasmo quasi commovente. Irene cominciò a pensare di averlo giudicato in fretta.

Poi, verso le nove, vide le nuvole. Erano ancora lontane, sopra la Val Gardena, basse e gonfie, di un grigio che non le piaceva per niente. Controllò il telefono: le previsioni davano temporali nel pomeriggio, non prima. Ma le montagne, lo sapeva bene, non leggono le previsioni.

«Torniamo indietro», disse.

Ludovico rise, convinto che scherzasse. Quando capì che non scherzava, smise di ridere.

«Mancano due ore alla cima. Il cielo è sereno.»

«Qui è sereno. Fra un'ora non lo sarà più. E noi saremo nel posto peggiore in cui trovarsi.»

Seguì una discussione che Irene aveva già sentito decine di volte, con piccole variazioni. Lui aveva pagato. Lui si era allenato per mesi. Lui conosceva gente che era salita con un tempo molto peggiore. Lei lo lasciò parlare, perché aveva imparato che gli uomini come Ludovico avevano bisogno di finire le proprie frasi prima di poter ascoltare quelle degli altri. Poi ripeté, con la stessa voce di prima: «Torniamo indietro.»

Ludovico si voltò verso la cima, poi verso di lei. Per un istante Irene pensò che avrebbe proseguito da solo, e si preparò a fermarlo. Invece lui si limitò a sbuffare e cominciò la discesa a passi rigidi, senza dire una parola.

Il temporale arrivò quaranta minuti dopo, molto prima di quanto dicessero le previsioni. Prima il vento, che sembrava venire da tutte le direzioni contemporaneamente; poi una grandine fitta e dolorosa; infine i tuoni, così vicini che Irene li sentiva vibrare nelle costole. Raggiunsero un vecchio bivacco di lamiera, una specie di scatola rossa incastrata tra le rocce, e ci si infilarono bagnati fino alle ossa.

Rimasero lì due ore, seduti sulle panche strette, ad ascoltare la grandine che martellava il tetto. All'inizio Ludovico non parlava. Poi, mentre Irene divideva in due l'ultima barretta di cioccolato, chiese a voce bassa: «Se fossimo andati avanti, adesso dove saremmo?»

Irene indicò con il mento un punto della parete, invisibile dietro la nebbia. «Lì. Sulla cresta. Senza un posto dove ripararci.»

Lui annuì lentamente. Si guardò le mani, ancora un po' tremanti, e per la prima volta da quando lo conosceva le sembrò più giovane della sua attrezzatura.

«Mia moglie mi ha regalato questo viaggio», disse dopo un po'. «Dice che non so mai quando fermarmi. Al lavoro, con la corsa, con tutto. Volevo tornare a casa con una foto in cima per dimostrarle che si sbagliava.»

«E adesso?»

Lui fece un mezzo sorriso. «Adesso credo che le manderò una foto di questa scatola di lamiera. Capirà benissimo.»

Quando il cielo si aprì, scesero al rifugio sotto una luce pulita, quasi sfacciata, come se la montagna volesse far finta di niente. Il gestore li accolse con due tazze di brodo caldo e lanciò a Irene un'occhiata che significava, chiaramente: un altro.

Il giorno dopo, con un tempo perfetto, Ludovico non chiese di tornare sulla via. Chiese invece se ce ne fosse una più facile, «una di quelle dove si può anche guardare il panorama». Irene lo portò su un sentiero che conosceva da bambina, fino a un prato sospeso sopra la valle. Lì lui si sedette, si tolse gli scarponi — finalmente allacciati come si deve — e rimase in silenzio per quasi un'ora.

Prima di partire lasciò una recensione sul sito del rifugio. Era breve. Diceva soltanto: «Ottima guida. Sa quando dire di no. Io sto ancora imparando.»

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scarponi scarpone
hiking boots · noun
attrezzatura
equipment, gear · noun
scricchiolava scricchiolare
creaked, squeaked · verb
fiato
breath, stamina · noun
gonfie gonfio
swollen, heavy (of clouds) · adjective
previsioni previsione
forecasts · noun
sbuffare
to huff, to puff in annoyance · verb
grandine
hail · noun
bivacco
bivouac shelter, emergency hut · noun
lamiera
sheet metal · noun

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