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L'alba sui Sassi
Clara è una fotografa di Milano e ha ventisei anni. Un lunedì di ottobre il suo capo l'ha chiamata nel suo ufficio. «Clara, per la copertina di dicembre voglio una foto di Matera all'alba», le ha detto. «Parti domani mattina.»
Clara non è mai stata a Matera. Durante il lungo viaggio in treno ha letto molte cose sulla città: le case antiche scavate nella roccia, le chiese, le strade strette dei Sassi. Ha guardato centinaia di foto e ha pensato: «Io voglio fare una foto diversa da tutte queste.»
È arrivata a Matera la sera tardi, stanca e affamata. Il suo albergo è una vecchia casa nella roccia, con le camere fresche e silenziose. La proprietaria, la signora Teresa, le ha dato la chiave e un piatto di pasta. Poi le ha dato anche un consiglio.
«Domani il sole sorge alle sei e venti», ha detto. «Il posto migliore per vederlo è il belvedere in alto, dietro la piazza. Da lì vedi tutti i Sassi.» Clara l'ha ringraziata, ha messo la sveglia alle cinque ed è andata a dormire.
Ma quella notte il telefono si è spento, e la sveglia non ha suonato. Clara si è svegliata da sola alle cinque e quaranta. Ha guardato l'orologio ed è saltata giù dal letto.
Si è vestita in un minuto, ha preso la macchina fotografica ed è uscita di corsa. Fuori si è fermata un momento e ha pensato: «Ma dove sono? È tutto buio, e le strade sono tutte uguali!»
Ha cominciato a camminare. Ha salito una scala di pietra, poi un'altra, poi un'altra ancora. Ha girato a destra e a sinistra tra le case chiuse. Dopo dieci minuti è arrivata davanti a una porta di legno verde. Clara l'ha guardata bene e ha detto: «No! È la porta del mio albergo!»
Il cielo ha cominciato a schiarirsi. Clara ha guardato di nuovo l'orologio: le sei. Solo venti minuti all'alba, e Clara non ha ancora trovato la strada.
In quel momento ha sentito un buon profumo di pane caldo. In una stradina vicina ha visto una luce: un piccolo forno, con la porta aperta. Dentro, un ragazzo con le mani bianche di farina ha tirato fuori dal forno dei grandi pani alti e dorati.
«Scusa!», ha detto Clara. «Mi sono persa. Devo andare al belvedere, e subito!»
Il ragazzo l'ha guardata e ha sorriso. «Al belvedere? Da qui sono cinque minuti. Ma da sola, al buio, non lo trovi mai.»
Il ragazzo si è tolto il grembiule e ha gridato verso l'interno del forno: «Papà, torno subito!» Poi si è girato verso Clara. «Vieni, ti accompagno io. Mi chiamo Michele.»
Michele ha preso una scala stretta tra due case, e Clara gli è andata dietro. Lungo la strada, lui le ha raccontato la storia del pane di Matera.
«Per secoli le famiglie di Matera hanno fatto il pane in casa», ha detto. «E lo hanno portato a cuocere al forno del quartiere. Per riconoscere il suo pane, ogni famiglia ha usato un timbro di legno con un segno speciale.»
«E il vostro forno ha ancora i timbri?», ha chiesto Clara. «Certo», ha risposto Michele. «Mio nonno li ha conservati tutti.»
Sono arrivati al belvedere alle sei e venti in punto. Dall'altra parte della valle il sole è spuntato piano piano dietro le colline. La luce ha colorato di rosa e d'oro tutte le case dei Sassi, una dopo l'altra.
Clara ha fatto cento foto. Poi, per un momento, ha abbassato la macchina fotografica e ha solo guardato. «Non ho mai visto niente di così bello», ha detto piano.
Accanto a lei, Michele ha guardato la sua città con gli occhi pieni di sole e le mani ancora bianche di farina. Clara l'ha visto così e ha fatto un'ultima foto: il ragazzo, la farina e, dietro di lui, i Sassi pieni di luce.
«Il pane!», ha detto all'improvviso Michele. «Mio padre mi aspetta!» Sono tornati al forno di corsa, e questa volta Clara ha ricordato la strada.
Al forno, il padre di Michele, il signor Vito, ha preso un piccolo pane ancora caldo e l'ha dato a Clara. Sul pane Clara ha visto un segno: un piccolo sole. «È il timbro della nostra famiglia», ha detto il signor Vito. «Adesso sei anche tu un po' di famiglia.»
Quando è tornata a Milano, Clara ha mostrato tutte le foto al suo capo. Lui le ha guardate una per una, in silenzio. Poi si è fermato su una foto sola: non l'alba sui Sassi, ma il ragazzo con le mani bianche di farina. «Questa», ha detto. «Questa è Matera.»
A dicembre la rivista è uscita con la foto di Michele in copertina. Clara ha comprato due copie: una per lei e una per il forno di Matera. Nella busta per Michele ha messo anche un biglietto: «Grazie per l'alba. Torno a Pasqua, e questa volta porto una sveglia vera!»




